Una storia che ti arriva dritta al cuore, piena di coraggio e autoironia. Nulla è taciuto: le parole hanno la forza di un pugno allo stomaco e la dolcezza di una carezza.
Riassunto delle puntate precedenti
Ed eccoci al riassunto delle puntate precedenti (...) La
mamma in questione che sono poi io, 42 anni, una laurea il lingue
assolutamente improbabili e ormai dimenticate, lavori sempre in
ambiti noiosi ma con colleghi simpatici (l'ho già detto che non si
può avere tutto, no?!) un simpatico marito che alla domanda "Ma
mi vuoi bene?" risponde "Fatti i cazzi tuoi!".
ma si dai, simpaticamente (non
si può avere tutto, no? ....ma come mi ripeto, sono già sulla via
dell arterio....troppo sale, l'avevo detto...)
Comunque insomma, questa sono io, bassina, forma a pera
Williams, cellulite dall'età prescolare, biondina obbligata alla
tinta da una canizie precoce, un gran brutto carattere... insomma una
tra le tante.
E da tre anni quasi, mamussa del pequeño.
Il karo, ossia il mio consorte, 44 anni, è un gran bel
pezzo di omone, ultimamente si è anche fornito di un grosso air bag
sul davanti, che può venire utile soprattutto quando il pequeño
decide di usarci come punchinball.
Il karo, così chiamato dagli amici perché proprio
caro, è l'uomo con il più grande senso dell'umorismo che conosca e
lo ha dimostrato sposandomi. Certo ho dovuto un po' insistere e
passare diversi anni vivendo nel peccato ... Ma non si può avere
tutto, no?
Il karo è da tre anni quasi,
papusso del pequeño.
Insieme a noi in questa
simpatica avventura un grosso "wurstel peloso", gatta obesa
di nome "Ml", nome derivatole dall'unico suono che è in
grado di emettere. Insomma una grossa gatta nera (con disegnate delle
mutande bianche pelose sul sotto-pancia), sempre piena di tarzanelli
che assolutamente non si vuole fare togliere, timida
all'inverosimile.
Da tre anni quasi, la Mi del
pequeño.
Il pequeño: IO anni di pura
inkazzatura con il genere umano, nato nella stessa città di Cordoba
(intendo quello dell'Inter, come si chiama? ..lvan
Ramiro..moh! convinto di avere molte cose in comune con Cordoba
(sempre quello di prima) ossia un superdotato del pallone come pochi,
bello come un sole quando il cielo è di quell'azzurro così forte
che quasi non lo puoi guardare, con una testa paurosamente incasinata
da sette anni e mezzo di vita condivisa con dei malati di mente, e
non è un eufemismo.
Ora, te lo dicono in tutti i
corsi che fai prima, che potrebbe essere che tuo figlio di riempirà
di calci e pugni, che ce l'avrà a lungo con te, che magari ti farà
pagare tutto il male che gli hanno fatto, gli altri....
E tu, chissà perché pensi
(perché in effetti non c'è proprio nulla che dovrebbe indurti a
formulare un pensiero così sciocco..) : "Sì, ma non succederà
a me "
E invece, (.azz.!), succede, e
proprio a te.
Completato il quadretto.
Ora sarà più semplice capire
molte cose.
Forse.
FATICA
E' la parola del mese (ma forse anche prima...)
Vero è che il pequeño fa una
fatica bestiale a svegliarsi la mattina, a stare seduto al banco a
scuola, a fare lezione di matematica con la ragazza che gli fa
ripetizioni (ieri per altro la povera ha abbandonato il campo senza
riuscire neanche a fargli aprire il libro...), fatica fatica fatica.
Fatica mia e di papusso sempre più scarichi, sempre più
rassegnati di fronte all'immobilità della situazione ferma, fissa,
immota nella sua inadeguatezza, fatica fatica fatica.
Fatica nell'accettare la nostra
incapacità, fatica nel rivalutare ogni atteggiamento, ogni stato
d'animo, ogni soluzione che fino a ieri pensavi valida e oggi no,
fatica fatica fatica.
Fatica nell'andare dalla psico,
fatica pure all'idea di non andarci.
Fatica a cercare di cambiare le cose, fatica nel non
riuscire più a fartele andare bene così come sono.
Fardello di fatica pesante sulle spalle, un masso enorme
troppo pesante da portare soli. Ma il problema anche gli altri si
rivelano una fatica, per la continua richiesta di mediare ed attutire
i colpi del nostro pequeño, che ultimamente sferra delle stoccate
davvero potenti .
Tempo fa ad una conferenza di
una nota neuropsichiatra che da anni si occupa di adolescenti
adottati, ho tremato di fronte alla constatazione (per altro già
arcinota) che il 90% dei fallimenti adottivi si verificano perché le
famiglie adottive sono lasciate sole.
Già.
IL PEQUEÑO D.O.P (NDR: DISTURBO OPPOSITIVO
PROVOCATORIO)
Come prima cosa vi dico che non ci ho messo mica poco ad
accettare che mio figlio fosse un ragazzo diverso dagli altri, anzi
ci ho messo praticamente cinque anni... ora però ho capito, non ho
più dubbi.
Mio figlio è una ragazzo disturbato e il suo disturbo
sta nel comportamento.
Lo psico lo ha definito
"disturbo oppositivo-provocatorio".
Quel che complica è che —
visto con occhio superficiale — può risultare nell'ordine:
cafone, maleducato, arrogante e indisponente.
poi anche illogico, spiazzante, oppositivo
a tutti costi e contro ogni logica, astuto nel colpire i punti
deboli, a volte aggressivo e violento.
Eccovi il quadro del mio
pequeño.
Le conseguenze di questo
comportamento deviato sono molteplici:
- qualità della vita in comune scarsissima
- assenza o quasi di amici
- relazioni con i professori devastate e/o molto complicate
- relazioni con i parenti (nonni, zii, etc) quasi inesistenti.
E' che non riesco a spiegare al mondo che lui proprio
gli strumenti per agire in modo diverso non li ha.
E' come se da domani mi
chiedessero di fare una prova di salto con l'asta... senza darmi
l'asta.
Già con l'asta avrei delle
GROSSE difficoltà perché mai nessuno mi ha insegnato come si salta
con l'asta, ma anche se mi decidessi a provare, non saprei come fare
perché l'asta IO NON CE L'HO.
Troppe volte ho visto persone
adulte irrigidirsi su posizioni di gioco di forza per "dimostrare"
al pequeño "chi è che comanda" e "come si fa a stare
al mondo".
Le stesse persone - di fronte
all'insuccesso della tecnica muro-contro-muro — le ho viste girare
i tacchi e cambiare aria in fretta.
Fornire l'asta o in alternativa
provare ad abbassare l'asta da saltare, spiegando ogni volta cosa e
perché lo si sta facendo, per molti — troppi — adulti è segno
di debolezza, sintomo del cedere al ricatto di un ragazzino.
ln realtà significa dare una
mano a chi ha dovuto imparare a camminare, correre, mangiare,
parlare, vivere - nei periodi migliori da solo - in quelli peggiori
assistito da adulti inadeguati e malati di mente. (non trovo altra
definizione per certi comportamenti).
Significa aiutare un ragazzo
disturbato a trovare gli strumenti per mitigare il suo problema e
magari, spero per lui, un giorno risolverlo.
SOMIGLIANZE
Ti osservo ogni giorno nei tuoi cambiamenti, piccolo
grande pequeño.
Ti scruto in ogni dettaglio:
quei due piedi così grandi (44 a 14 anni...) che non fanno altro che
crescere ancora e ancora.
Quegli occhi verdi e marroni che
continuano a cambiare colore e mi confondono e mi fanno strano.
Quella moquette di capelli folta sulla testa che
vorresti tanto agitare e vedere muovere, invece è fissa e immobile,
a prescindere dalla sua lunghezza.
Quelle giornate come quella di
ieri, rare (ma un tempo pensavo impossibili!) nelle quali sei
tranquillo e sereno: studi ad alta voce, mi parli, mi sorridi con
dolcezza, con gli occhi che ridono, senza pensieri.
lo qui — circondata da persone che si cercano nei
figli e osservano compiaciuti i tratti della somiglianza — mi
interrogo sull'origine dei tuoi lineamenti, dei tuoi piedi così
lunghi, del tuo corpo slanciato e dei tuoi occhi verdi e resto con le
mani abbandonate in grembo, senza risposte.
Senza risposte e con un figlio che mi incanta.
RABBIA
Non so proprio davvero che
dirti.
Soccombo davanti alla tua rabbia cieca,
alla tua voglia di lite furibonda,
davanti alla tuo desiderio quasi fisico di umiliarmi
e farmi sentire incapace di
crescerti, educarti,
insegnarti il rispetto, per me così importante
e alla base di ogni relazione.
Tu stai lì con il coltello tra le mani, cercando
pretesti,
perché grazie a Dio, motivi di infelicità per ora
nelle nostre vite non ce ne sono.
Tu stai lì e ti rigiri il coltello tra mani aspettando
-come una fiera imbestialita -
il momento di affondarlo.
Su chi ti vuole bene.
Gli altri non ti interessano. A
loro sorridi beato.
Che disastro.
ANCORA LA RABBIA
Quella rabbia che proprio non accenna a diminuire
che ti porta ad aggredire,
spingere,
strattonare
per motivi che noi riteniamo futili
e che a te devono invece apparire come gravissime offese
al tuo fragile equilibrio.
Chissà se finirà mai la tua rabbia
che quando eri piccolo era la rabbia dei fatti recenti,
ora che sei adolescente è la rabbia della ribellione,
del distacco e della ricerca di sé e delle origini
e domani, mi chiedo, sarà ancora lì con altri motivi o
con un altro nome.
Mi ferisce pensare che tutti i
dottori, gli specialisti, i luminari
gli amici tuoi e nostri,
i parenti vicini e lontani,
tutti hanno gettato la spugna -
mentre tu, con fatica e disagio,
ancora lotti
bambino in un corpo di uomo -
contro questo fantasma
spaventoso e potente.
IL PEGGIO E TULIPANI
Capire che tuo figlio riesce a tirar fuori da te il
peggio, ma davvero tutto il peggio che tu possa dare è qualcosa di
spiazzante e triste.
Ci provo, ogni giorno, ogni
minuto, ogni secondo a cercare nelle pieghe più nascoste di me
stessa le cose buone, belle che servono a lui, ma anche a me — per
metterle su un vassoio di parole e dargliele — leggere — perché
possa servirsene per star meglio e affrontare le cose con serenità.
Ma mentre cerco il bello, trovo il brutto, il meschino,
il gretto che mi disgusta e mi fa paura.
E sento fallire il mio progetto
di vita.
Non riesce a consolarmi il fatto
che intorno a me nessuno sembri farci caso, ormai nemmeno lui che ci
dà solo il peggio e riceve da noi solo il peggio, in un circolo
vizioso di brutture ed incapacità, di terapie senza alcun risultato
se non quello di lasciarci senza soldi.
Sento la fatica, grande, ho
l'impressione che mi voglia schiacciare. Sollevo le braccia, la fermo
tenendola in alto con entrambe le mani, paonazza per lo sforzo.
Spero nella primavera, che tra
poco arriverà.
Spero in una rinascita del
cuore, del cervello, dell'energia.
Nuova vita di cui ho un grande, grandissimo bisogno —
per ritemprarmi e rinnovare le risorse.
Domani pianterò i tulipani.
LE REGOLE NON SCRITTE DELL' ADOLESCENZA
Gli adolescenti hanno regole non scritte che occorre
rispettare se si vuole sopravvivere ed aver una vita un minimo
serena.
Soprattutto se l'adolescente è
adottivo.
Allora, in quel caso, è fondamentale rispettare alla
lettera tali regole, rischio - oltre al consueto perpetuo surfare sul
— spintoni e altre amenità
che molti genitori di adattivi sperimentano quotidianamente.
Una delle regole formulate dall'ex pequeño (scusate ma
da quando è andato oltre l'1 e 80 non me la sento più di chiamarlo
pequeño) proprio in questi giorni è la seguente:
"Se si vuole
bene a qualcuno per davvero, è severamente vietato rivolgergli la
parola la mattina quando si è appena svegliato". Appendice alla
suddetta regola: lo stesso vale in caso di sonno pomeridiano o
serale.
Shhhht!
VOGLIA Dl NORMALITÀ
Vorrei svegliarmi una mattina, sorridere e vedere che
anche tu ti svegli e sorridi.
E poi trascini i piedi a far
colazione e non ti arrabbi perché la bottiglia del latte è nuova
/quasi vuota / fredda /calda / latte intero / parzialmente
scremato/scremato/ fresco/microfiltrato/Uht etc.
E poi non ti arrabbi perché sto
lì con te a fare colazione/non sto lì con te fare colazione, perché
ti parlo/non ti parlo, perché ti guardo/non ti guardo, perché
esisto e basta.
E poi magari ci sediamo lì sul terrazzino tra le piante
odorose a scherzare su qualcosa, qualsiasi cosa, anche il tempo e tu
stai bene e non fraintendi ogni
parola, pensando che io ti stia rimproverando per qualcosa.
E ridi sereno.
E io anche.
E stiamo bene.
Succederà prima o poi, anche se
è molto che aspetto e ancora non è successo, so che succederà.
Non perché il bene vince tutto,
quelle sono palle, non è vero.
Ma perché tu hai tante risorse
e la voglia di star bene prima o poi manderà tutto il resto a farsi
fottere.
LE REGARD DES AUTRES
Ciò che è più complesso da
gestire di fronte ai problemi di comportamento del mio pequeño, è
lo sguardo degli altri.
E non parlo di quello di
genitori, vicini, sedicenti amici, no, no. A quello ormai ho già
fatto una rassegnata abitudine.
Parlo dello sguardo di certi
medici, sì sì, gli specialisti!
Siete stupiti? Lo sono anche io,
soprattutto dopo l'incontro con un nuovo neuropsichiatra privato al
quale abbiamo chiesto aiuto perché ci sentivamo "poco
accompagnati" dal servizio pubblico ed avevamo paura di
sbagliare.
La sensazione principale
dell'incontro con questo medico è stato il disagio. Data la costanza
della sensazione per tutto l'incontro, credo a questo punto fosse un
disagio voluto (come non bastassero le messe alla prove costanti e
faticose del pequeño... e mi vien da dire: ma otto anni di messa
alla prova non sono abbastanza? Guardate che se va avanti così ci
possiamo presentare al guinness dei primati!... Macché, niente da
fare! Ci tocca!)
Cosa pensi dottore, che fossimo
venuti da te per chiederti la pastiglietta magica per fare guarire il
nostro pequeño? Pensi che davvero siamo così ingenui e sprovveduti
da non capire che la mente è un universo complesso dove i fil sui
quali camminano in precario equilibrio pensieri ed emozioni, possono
rompersi anche solo per uno sguardo o un respiro e non c'è farmaco
che tenga botta?
Se lo sguardo di chi ti dovrebbe accompagnare nei tuoi
equilibrismi di genitore con un figlio ricolmo di problemi di
comportamento come un tacchino per il ringraziamento, se quello
sguardo invece di soffiarti in alto per alleggerire il tuo cammino
stentato diventa invece uno sguardo severo, giudicante ed aggressivo
che ti affossa e ti fa scivolare ogni passo giù dal filo... allora
proprio no, non ci siamo.
Caro luminare — sappi che se ci poni le tue domande
con fare minaccioso ed indagatorio che ti manca solo l'uniforme delle
Schutzstaffel, se ci fissi con aria di sfida senza mai abbassare lo
sguardo per un'ora di fila come in quel gioco che si faceva da
bambini, se mi chiedi 150 € per dare al mio pequeño lo stesso
farmaco che prende già (però di più!), se da tre giorni popoli i
miei incubi notturni con la tua ingombrante presenza carica di
ansia..... beh ça va sans dire che non ti affiderò il mio pequeño,
no, no.
E smetti per favore di fissarmi.
Grazie
NON AVREI MAI PENSATO
Non avrei mai, MAI pensato che
il destino mi riservasse un cammino così complicato.
Tutti mi ripetono che ciascuno
ha i propri problemi, disordini, complessità, casini ma.
Sono certa che in alcuni casi il MA ci sta.
E pure maiuscolo.
Ho comunque una certezza.
Che prima o poi avrò guadagnato mio figlio al mondo.