Chiudiamo questa sezione dedicata alla scuola con un importante contributo di una giovane laureanda ticinese.
In che misura gli allievi con un passato di abbandono affrontano la sfida della scuola e in che modo i docenti li possono accompagnare - Un’analisi delle esperienze scolastiche di cinque adottivi.
Tesi di Master di: Deborah Milani
Anno Accademico SR16 - data di consegna 10 ottobre 2020 -
con il sostegno del Prof. Dr. phil. Gustav Arnold Pädagogische Hochschule Luzern
ABSTRACT
In questo lavoro vengono analizzati temi quali la teoria dell’attaccamento, il trauma dell’abbandono, il concetto di identità, la relazione intersoggettiva tra allievo ed insegnante e la riuscita scolastica. Prendendo in esame le conseguenze post-traumatiche legate all’abbandono e la diversa capacità di resilienza dei singoli individui, si è potuto analizzare più da vicino le esperienze scolastiche e di vita di cinque adottivi. Partendo dalla domanda di ricerca, la quale ha lo scopo di capire cosa un insegnante può fare per sostenere gli allievi con un passato di abbandono, e attraverso una lettura attenta delle pubblicazioni sul tema (a partire dagli anni Sessanta fino ad oggi) si sono create le basi teoriche per la raccolta e la successiva analisi dei dati empirici. L’analisi del contenuto ha portato a dei risultati concordi tra loro: ogni intervistato, dopo aver raccontato le proprie vicissitudini scolastiche, ha sottolineato il valore di una relazione positiva e di fiducia tra allievo ed insegnante. Questo fa riflettere sul ruolo fondamentale del docente a scuola, per il quale alla fine di questa ricerca è stato sviluppato un programma specifico.
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1 Introduzione
1.1 Obiettivi del lavoro e motivazione della domanda di ricerca
L’idea di scrivere questo lavoro è nata ascoltando alcune mamme di fanciulli e adolescenti adottivi, preoccupate sia dalle reazioni dei loro figli nei confronti delle richieste scolastiche (rifiuto, smarrimento, senso di inadeguatezza, eccessivo protagonismo, ecc.), sia dal modo di porsi di alcuni insegnanti nei loro confronti, dovuto principalmente all’incapacità di dare un senso a comportamenti apparentemente incomprensibili e talvolta provocatori.
In quanto studentessa italofona alla Pädagogische Hochschule di Lucerna (Alta Scuola Pedagogica) mi sono resa conto che il tema dell’adozione, contrariamente a quanto avviene nella vicina Italia1, non è particolarmente studiato in Ticino, nella Svizzera tedesca e francese. Un’analisi approfondita delle esperienze scolastiche e di vita di adottivi non risulta essere mai stata fatta sul territorio svizzero. Parlando con insegnanti di diverse scuole, sia a Lucerna che a Lugano, ho notato che i docenti non prestano attenzione alla presenza in classe di allievi adottati – o semplicemente non lo sanno – e non si pongono il problema di come sia meglio interagire con loro. L’ingresso nel mondo scolastico rappresenta soprattutto per il bambino adottivo un momento molto significativo (Botta, 2010). Molti bambini con difficoltà di attaccamento provano terrore all’idea di perdita o abbandono e per questo il passaggio da casa a scuola e il ruolo dell’insegnante è così importante: “I livelli di ansia del bambino si sono ridotti quando ha capito che ogni mattina avrebbe incontrato lo stesso adulto al suo arrivo a scuola – qualcuno di cui potersi fidare. Questo lo ha fatto sentire sicuro.” (Genitore adottivo, in Bombèr, 2007/2012, p. 222).
La creazione di un legame empatico con i propri allievi, premessa di ogni bravo insegnante, è nel caso degli adottivi la condizione senza la quale è impossibile insegnare alcunché. Tale premessa non è per nulla scontata e le difficoltà non mancano: proprio perché spesso si tratta di allievi traumatizzati con bisogni specifici. Nonostante ora vivano in famiglie accoglienti e amorevoli, nelle situazioni ansiogene (che certo non mancano in ambito scolastico) gli adottivi possono avere reazioni apparentemente ingiustificate ma del tutto comprensibili se riferite alla loro storia pregressa. La condizione adottiva non ha nulla di patologico ma per essere capita ha bisogno di competenze specifiche, di insegnanti che sappiano muoversi all’interno di un campo minato come quello del trauma dell’abbandono e delle difficoltà di attaccamento (Lemieux, 2013). Quando il bambino adottato arriva nel paese di accoglienza recupera ad una velocità incredibile il suo “svantaggio” (inteso come linguaggio di base, conoscenze scolastiche, corporatura, peso, ecc.), ma la maturità affettiva tarda ad arrivare perché la capacità di costruire legami è quella che più risente dell’esperienza traumatica subita. Il trauma di abbandono e le difficoltà di attaccamento non sono prerogativa esclusiva degli allievi adottati. Il campo risulta essere molto più vasto (bambini sans-papier, rifugiati senza i genitori, bambini in affidamento, ecc.). Il ritardo nella maturità affettiva, la bassa autostima, la difficoltà nell’apprendere, il modo di porsi o di reagire insolito possono far sembrare l’allievo disinteressato, assente e svogliato e l’etichetta del “fannullone” o addirittura una diagnosi come quella del ADHD (disturbo da deficit dell’attenzione ed iperattività) potrebbero, oltre ad essere sbagliate, pregiudicare il futuro scolastico e professionale di questi bambini. Per questo è importante informarsi, conoscere le origini e la specificità di alcuni problemi neurologici, di apprendimento o di comportamento dei bambini adottati – come la sindrome di alcolismo fetale, che causa ritardi intellettuali e di apprendimento, il disordine dell’attaccamento o i disturbi dell’udito o di integrazione sensoriale dovuti ad una mancata stimolazione (Verrier, 1993/2007) – così da saper valutare le diverse criticità e accogliere con fiducia i suggerimenti degli esperti del settore. Come futura insegnante delle scuole medie ritengo importante analizzare più da vicino quali potrebbero essere gli aspetti chiave della vita scolastica degli allievi adottivi, così da disporre degli strumenti necessari per offrire ad ogni allievo e allieva un’esperienza didattica stimolante, piacevole e di successo. Con questa ricerca desidero proporre alcune strategie e accorgimenti per facilitare la relazione con ragazzi e ragazze che provengono da 5 un passato spesso sconosciuto, da cui affiorano, talvolta in modo del tutto improvviso e imprevedibile, ricordi e sensazioni dolorose che entrano nello zaino di scuola e lo trasformano in un carico insopportabile. L’adozione è un viaggio che non coinvolge solamente genitori e figli, ma tutto l’ambiente in cui questi ultimi si muovono e crescono: dalle relazioni parentali alla scuola, ai luoghi di svago, al gruppo dei pari, e, infine, al mondo del lavoro. L’adozione non è esclusivamente un processo giuridico/legale. Al contrario è un processo esistenziale complesso e laborioso i cui risvolti hanno delle ripercussioni a livello psico-sociale e coinvolgono diversi ambiti, da quelli privati come la famiglia, a quelli pubblici come la scuola.
L’adozione e l’esperienza della genitorialità adottiva non sono gli unici temi di questo lavoro. Il focus riguarda le sfide che gli adottivi – e più in generale coloro che hanno vissuto in età infantile esperienze traumatiche legate all’abbandono – devono affrontare quotidianamente quando si parla di vita scolastica. Ogni fanciullo e adolescente che intraprende un percorso scolastico affronta delle sfide: mantenere l’attenzione in classe, studiare e fare i compiti a casa, confrontarsi costantemente con insegnanti e compagni, fare le prime amicizie, integrarsi nel gruppo dei pari, per non parlare dei compiti dello sviluppo, propri dell’età adolescenziale. Il superamento di tali compiti comporta dei progressi evolutivi e l’ampliamento delle competenze. I rapporti interpersonali che si creeranno a scuola, sia tra allievi che tra allievi e insegnanti, avranno un ruolo chiave per la buona riuscita scolastica e personale, che si rifletterà anche sulla crescita personale futura.
In che modo può la scuola e più precisamente i singoli insegnanti essere dei punti di riferimento, in grado di sviluppare un rapporto di fiducia con i ragazzi e le ragazze adottivi della propria classe? Quali approcci sono sensibili al trauma dell'abbandono e in quanto tali dovrebbero essere applicati dagli insegnanti? Come si può aiutare a sostenere la capacità di apprendere di allievi adottati? Sulla base di questi interrogativi ho deciso di approfondire lo studio della relazione adozione e scuola, partendo dalla letteratura esistente e dalle ricerche già svolte e pubblicate sugli effetti prodotti dal trauma dell’abbandono sul rendimento scolastico (trauma presente non solo negli adottivi). In un secondo momento ho 6 verificato questa realtà sul territorio svizzero, analizzando da più vicino le biografie di cinque soggetti coinvolti personalmente nell’adozione. Attraverso i dati raccolti ho valutato una possibile correlazione tra la “ferita primaria” (Verrier, 1993/2007) e le sfide affrontate dagli adottivi a scuola. Infine, dai fondamenti teorici e i dati raccolti sul campo ho realizzato un programma di sensibilizzazione per gli insegnanti. La domanda che sorge spontanea e che è alla base di questo lavoro è la seguente: Cosa posso fare, come insegnante, per sostenere i ragazzi adottivi che affrontano le sfide scolastiche e di sviluppo?
1. Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati emanate dal MIUR nel dicembre 2014. https://eaa82f0a-009f-4abd-a1ed-3d7f32d1c942.filesusr.com/ugd/ba7c25_d82461ba693445e8b1931561231efa85.pdf
Questo testo costituisce il primo paragrafo del primo capitolo della tesi. Si tratta di un lavoro di ampio respiro, strutturato in otto capitoli, seguiti dalla trascrizione delle interviste. Ci auguriamo che agli ampi apprezzamenti ricevuti dalle autorità accademiche segua l'interesse e l'attenzione degli operatori scolastici.
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