Adozione infinita: riflessioni sull'alternanza dei ruoli
Capita di essere
sopraffatti dall'ansia, dal pensiero di dover assistere i nostri
figli per tutta la vita. So bene che si è genitori per sempre, non
metto in discussione questo dato di fatto; semplicemente mi chiedo se
arriverà il momento in cui vedremo i nostri figli saldi sulle gambe
e pronti a prendersi in mano la loro vita. Da oltre dieci anni la
nostra adozione, iniziata ventidue anni fa, ci mette a dura prova: i
nostri alti e bassi ricordano le oscillazioni degli indici di borsa:
salita, arresto, caduta libera, ripresa lenta, impennata, nuovo tonfo
e così di seguito.
Genitori o nonni
Dopo aver fatto i genitori, eccoci qui a fare i genitori-bis di nostra nipote. Lo so che i nonni devono fare i nonni e i genitori i genitori e che l'alternanza dei ruoli è alla base di un sano ed equilibrato rapporto famigliare.
Ma sono sicura di essere capita da chi si trova impelagato nella mia stessa situazione: un conto è sapere cosa fare, un conto è riuscire a farlo. Cerco disperatamente di capire come fare per conquistare il diritto di comportarmi solo da nonna. Ce la farò mai? Mi do ancora tre anni e spero di rientrare nella casistica dei genitori adottivi che ce la fanno, almeno questa è la mia interpretazione della famosa citazione di D.W.Winnicott : "Quando si consegna un bambino a due genitori non si offre loro un simpatico diversivo, si altera tutta la loro vita, se tutto va bene passeranno i prossimi venticinque anni cercando di risolvere il problema che gli abbiamo posto. Se invece le cose non vanno bene -e molto spesso vanno malissimo- li avremmo avviati sul difficile cammino della delusione e della tolleranza del fallimento".
Le nostre figlie facilmente hanno figli senza disporre degli strumenti idonei alla loro cura. Sono orgogliose di essere mamme ma non capiscono che per fare i genitori devono rinunciare alla pretesa di continuare ad essere accudite. Rivendicano, giustamente, l'autonomia educativa ma spesso non riescono ad entrare in sintonia con i bisogni dei loro piccoli. Il tutto è spesso complicato dalla presenza di compagni inadeguati (è l'eufemismo più gentile che riesco a trovare). La situazione può facilmente degenerare e il sogno di una famiglia tutta loro si può trasformare in una prigione.
Chiedo ad una ragazza adottiva di ventidue anni, ancora senza figli, quale spiegazione dà all'elevato numero di ragazze adottive che si legano a compagni inaffidabili e mettono al mondo un figlio. "E' un po' la storia che si ripete"- mi spiega "ma, a differenza delle nostre mamme, vogliamo dimostrare di essere in grado di prenderci cura del nostro bambino". Nelle sue parole non c'è alcun intento polemico nei confronti di chi l'ha abbandonata, nessuna animosità. Mi chiedo se la maternità possa offrire alle nostre ragazze l' occasione per riappacificarsi con la madre biologica.
Quando si parla dei costi dell'adozione non si parla mai di quelli che occorrerà affrontare negli anni del post- adozione: parlo dei vari supporters: maestri, educatori, scuole private (sic!), medici, specialisti vari e, più avanti, quelli relativi al mantenimento di eventuali nipoti. Per fortuna, alcune ragazze smarrite, o rese abuliche da nuove esperienze traumatiche, riescono a ritrovare la via di casa e noi genitori siamo ben contenti di spalancare loro la porta. Benché ogni storia sia diversa dalle altre e molte adozioni procedono, pur con qualche intoppo, secondo un percorso abbastanza lineare, penso sia importante che i neo-genitori sappiano a cosa possono andare incontro.
Lotta continua
Guardandomi intorno vedo situazioni parecchio ingarbugliate e decisamente più complesse della nostra. Il fatto di essere in tanti ad avere problemi non mi consola per niente. E ancor meno mi consolano, anzi a dir la verità mi irritano non poco, le facili generalizzazioni e i commenti di molti genitori adottivi e biologici -uso questa espressione poco amata per rimarcare il fatto che non dobbiamo avere paura delle parole- secondo cui "oggi tutti i giovani hanno problemi, indipendentemente dal fatto di essere o meno adottati". Certo i comportamenti dei giovani sono simili ma del tutto diverse sono le motivazioni che li determinano.
Noi genitori adottivi dobbiamo fare i conti con i danni prodotti dalla cultura della nostra società e, in più, con il traumi subiti dai nostri figli: abbandono, assenza di cure, abusi. Lottiamo a tempo pieno contro una società che corteggia e vezzeggia le nuove generazioni in quanto futuri consumatori: promette guadagni a fatica zero, deride la cultura, l'impegno scolastico, il rispetto dell'individuo e pubblicizza, come unico scopo della vita, la felicità, costi quel che costi. Allo stesso tempo dobbiamo aiutare i nostri figli, che provengono da altre culture, che appartengono ad altre etnie e che giustamente pretendono di avere gli stessi diritti dei coetanei, a curare le loro profonde ferite e, nei casi più disperati, ad aiutarli a trovare una ragione per vivere. Molti sanno praticare la respirazione bocca a bocca o il massaggio cardiaco, ma quanti conoscono le tecniche per ridare la vita ai nostri? Mi riferisco non solo a noi genitori ma anche a chi dovrebbe saperne di più. Gli specialisti in adozione esistono, ma sono ancora delle perle rare.
Che fare?
A distanza di molti anni dall'inizio del mio percorso di mamma adottiva mi accorgo di essere totalmente cambiata: questa lunga esperienza mi ha rivoltata come un calzino e devo dire grazie a mio marito per il sostegno e per le spietate critiche. Insieme siamo riusciti a sopravvivere: siamo anche noi dei "sopravvissuti", come i nostri figli. Se ripenso ai miei sogni e alle mie aspettative di neo-mamma mi viene da sorridere con dolcezza: quanto ero ingenua e ignorante! Con gli anni, forse, sto acquisendo un po' di saggezza. Certo continuo a camminare in salita ma ho imparato a fermarmi per riprendere fiato.
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