mercoledì 20 giugno 2012

Insieme si lavora meglio: una nuova voce sul postadozione


Segnaliamo un blog di recente costiruzione http://ilpostadozione.wordpress.com che ha un grande pregio: “dare informazioni fuori dal coro sull’adozione”.

I post sono divisi in quattro categorie:
  • fuga da casa
  • gravidanze precoci
  • post-adozione
  • solitudine mamme.

Sono tutti temi che ci interessano perché comuni a tante nostre storie. Ringraziamo la creatrice di ilpostadozione per averci fatto conoscere il suo lavoro e, attraverso il suo blog, le voci di altri figli e genitori.

sabato 16 giugno 2012

Louise Michelle Bombèr a Milano.


Scuola e mondo del lavoro sono due temi che ci stanno molto a cuore e sui quali lavoriamo da tempo. Non potevamo quindi perderci il seminario, organizzato dal CTA (Centro di Terapia dell’Adolescenza) di Milano, sulle difficoltà scolastiche dei ragazzi che hanno subito esperienze traumatiche. Tema dell’incontro Inside I’m Hurting. Feriti dentro. Come dare supporto all’allievo che ha sperimentato perdite e traumi relazionali significativi”. Protagonista della giornata la Prof.ssa. Louise Michelle Bombèr, autrice del recentissimo libro, pubblicato da Franco Angeli, “Feriti dentro. Strumenti a sostegno dei bambini con difficoltà di attaccamento a scuola”. L’ edizione italiana è curata da Francesco Vadilonga, direttore e responsabile scientifico del CTA.

Nel nostro sito, alla voce Testimonianze, è disponibile una sintesi della giornata preparata da Isabella e Patrizia, le due mamme di Spazioadozione coordinatrici del gruppo famiglie con figli preadolescenti. La loro esperienza è particolarmente significativa perché sono sia mamme di nascita sia mamme adottive. I loro figli adottivi hanno 13 e 14 anni e tra non molto passeranno ad un ordine di scuola superiore.

Isabella ci riferisce di aver messo subito in pratica alcuni degli accorgimenti suggeriti dalla prof.ssa Bombèr:

Siccome mio figlio quest’anno terminerà la scuola elementare, ho deciso di portarlo subito a visitare la nuova scuola e a conoscere i nuovi insegnanti. La prima volta è stato molto agitato e ha avuto una reazione di forte provocazione, decisamente fuori luogo. La volta successiva, invece, era già più tranquillo, meno sfottente. Sono certa che queste visite sono servite ad attenuare la sua ansia e a settembre riuscirà a gestire meglio lo stress del cambiamento.

Ho anche aggiunto la... cannuccia nel bicchiere del latte che mio figlio beve prima di andare a letto: la sera è il momento in cui si scatenano le tensioni maggiori. E’ proprio vero, funziona: la cannuccia è un anti stress efficace! Ogni volta rimango stupita dai risultati: un accorgimento così semplice, direi banale, può risolvere un problema altrimenti difficile da gestire”.


Patrizia è entusiasta della proposta di istituire nella scuola la nuova figura di riferimento per i bambini/ragazzi in difficoltà:

“Siamo in tanti ad avere problemi. So bene che i nostri figli possono essere agitati, provocatori, irrequieti, aggressivi, svogliati, nelle nuvole, demotivati, ecc…al punto da sembrare maleducati e ribelli. E’ proprio per questo che dobbiamo fermarci a riflettere e trovare delle strategie di sostegno e cura. Le cose possono cambiare e non dobbiamo mai darci per vinte.
Ci daremo da fare per pubblicizzare le strategie imparate a Milano e sollecitare le istituzioni a lavorare di più sulla prevenzione. Inoltre, l’introduzione nelle scuole di questa nuova figura in grado di offrire un modello relazionale "sano", potrebbe garantire nuovi posti di lavoro e offrire a molti giovani operatori sociali (educatori, counselor, assistenti sociali, ecc…) un’opportunità lavorativa più ricca, stimolante e appagante.
Ben vengano, allora, i prossimi corsi di formazione organizzati da CTA di Milano!".

domenica 20 maggio 2012

ADOZIONE E AFFIDO


Il Convegno “Adozione & Affido. Sfide e risorse della famiglia”, tenutosi ieri a Varese,  organizzato dall’ Afaiv-Onlus di Arcisate, è stato un successo, di cui devono essere fiere Antonella ed Elvira le due mamme organizzatrici, presidente e vicepresidente dell’associazione.

Molto ricco il programma della giornata, denso di stimoli e riflessioni; molti i visi, quasi tutti femminili, che si sono alternati sul palco; emozionante il filmato “Ritorno in Cile”, contributo dell’ ospite principale, la dott.ssa Anna Genni Miliotti, mamma adottiva, traduttrice (è lei che ci ha fatto conoscere il primo libro della Newton Verrier, “La ferita primaria” e speriamo possa presto tradurre anche il secondo “Coming Home to Self…”), scrittrice, ma da subito per tutti solo Anna; emozionati e bravi i figli intervistati a fine giornata.

Afaiv si è confermata la principale associazione di famiglie adottive radicata sul territorio della provincia di Varese. Da anni ha sviluppato rapporti di scambio e collaborazione con numerosi enti (associazioni famigliari, enti autorizzati e operative sociali); è in rete con le istituzioni pubbliche del territorio (Centri Adozioni ASL, Servizi Sociali dei Comuni); è membro del Tavolo Operativo Coordinato Provinciale) e socio fondatore del Care (Coordinamento delle Associazioni Famigliari Adottive e Affidatarie in Rete).

Afaiv ha organizzato per i propri soci ben cinque progetti di sostegno all’adozione e all’affido, distribuiti sull’arco di nove mesi:
-         Il genitore “giardiniere” al lavoro” (per i genitori)
-         Mondo nuovo, radici strappate. La pianticella “riparata” (bambini da 3 a 6 anni)
-         Raccontare, Raccontarsi (gruppo bambini 5-8 anni + gruppo bambini 8-9 anni)
-         “Lo sguardo dell’altro” (per i genitori adottivi di figli preadolescenti)
-         “Alt! Voglio scendere!” (per ragazzi/e tra i 14 e i 17 anni)
-         “Qui&Ora – La risorsa affido” (sostegno alla famiglia affidataria)

La nostra associazione ha accettato con entusiasmo l’invito a partecipare al convegno. Titolo del nostro intervento: “L’adozione oltre confine - l’emergenza porta alla nascita di un’ associazione”.
Il testo è disponibile sul nostro sito http://www.spazioadozione.org/ alla voce "testimonianze".

Segnaliamo l’ultima pubblicazione di Anna Genni Miliotti, “Ci vuole un paese. Adozione e ricerca delle origini. Testimonianze e strumenti per un viaggio possibile”, Collana Le Comete, DeAngeli (2011)

domenica 13 maggio 2012

Due libri da leggere tutto d’un fiato!


L’inglese Caoline Archer è autrice di due testi fondamentali sull’adozione, disponibili nella traduzione francese: Enfant qui a mal, enfant qui fait mal? Nourrissons – Petits enfants: Conseils pour les parents adoptifs et les parents d’accueil  e Enfant qui a mal, enfant qui fait mal? Grands enfants. Adolescents: Conseils pour les parents adoptifs et les parents d’accueil

 

Due libri che si leggono tutto d’un fiato, che aiutano a tirare il fiato, che teniamo volentieri sul comodino, perché ci fanno sentire meglio, stimolano la riflessione e invitano a trovare nuove strategie per migliorare il rapporto con i nostri figli, soprattutto con i più traumatizzati.

 

Prima di essere un’esperta consulente famigliare, specializzata nell’accompagnamento delle famiglie adottive e affidatarie, membro di Adoption UK (http://www.adoptionuk.org/), la Archer è e resta soprattutto una mamma, molto “collaudata” da una complessa esperienza adottiva di quattro figli ormai grandi. E’ un genitore che parla alle famiglie in difficoltà, partendo dai problemi di tutti i giorni; è un’amica che ti mette la mano sulla spalla e ti invita a calmarti, a riflettere e a ritrovare il buon umore!


Archer condivide e utilizza i metodi terapeutici di Johanne lemieux, ideatrice dell’Adopteparentalité ( http://www.quebec-amerique.com/johannelemieux/ : « L’enfant adopté doit être au cœur des préoccupations, mais le parent doit impérativement être au cœur des solutions ! ».

La Archer ci ricorda che:

-  “i bambini che non hanno mai imparato a sentirsi in sicurezza  possono difficilmente riconoscere ed accettare un accudimento amorevole (maternage) rassicurante e lenitivo nella loro nuova famiglia di accoglienza” ;
-     “i genitori che non si sentono sicuri e sostenuti possono avere delle difficoltà a prendersi cura con amore e assiduità dei loro figli”;
-     “i bambini ci segnalano, attraverso ciò che fanno o non fanno, i loro bisogni. Il nostro compito è quello di riconoscere ciò che il comportamento del bambino ci dice (comunicazione) o cerca di trovare (soluzione), tenendo ben presente che le stesse distorsioni di percezione, d’ aspettativa e di pensiero, derivate da esperienze precoci caotiche o invasive, possono deformare queste comunicazioni”;
-        “imparare a interpretare, per noi stessi e per i nostri bambini, presuppone conoscere la loro storia passata e conoscere gli effetti di un trauma precoce sul corpo e nell’anima”;
-   “i genitori e i professionisti devono prendere su di sé la responsabilità dei loro propri sentimenti e della relazione con il loro bambino. E’ allora possibile sviluppare la dance de l’attachement et de l’accordage, tra il genitore e il bambino, che riproduce le interazioni precoci tra il bambino e il genitore: tutto ciò è essenziale per guarire i bambini che soffrono e fanno soffrire”.

giovedì 10 maggio 2012

E adesso cosa faccio? Suggerimenti per genitori in difficoltà


Se sai in anticipo cosa ti può capitare, non ti spaventi, hai gli strumenti per intervenire subito e sai a chi rivolgerti.
Ci sono momenti in cui il dialogo con i figli si interrompe e si rischia di arrivare allo scontro. Per evitare il reciproco arroccamento, è meglio tirare il fiato e prendersi una pausa di riflessione. "Cosa mi sta succedendo"?. Ecco alcune cose da non fare e da sapere. Se hai bisogno di un sostegno, è arrivato il momento di chiedere aiuto! 

·     Non reagire emotivamente alle provocazioni: fai il suo gioco; sente che ti ha in pugno. Devi sforzarti di mantenere il controllo.
·         Non competere mai per il controllo della situazione.
·         Solo se tuo figlio si sente sicuro può cambiare.
·         Quando non condividi un suo comportamento controlla il tono della voce: deve restare neutro. Massima attenzione al linguaggio del corpo (la comunicazione passa al 50% attraverso il corpo, il 40% attraverso la voce, il 10% attraverso le parole).
·         Non cadere nella trappola del fare (agire d’ impulso). Fermati e chiediti cosa ti vuol dire tuo figlio comportandosi così.
·         Essere empatici non vuol dire “ti capisco” (sarebbe presuntuoso, visto che lui non si capisce!).
·         Quando fa la vittima non mostrare empatia.
·         Evita di essere permissivo, accondiscendente, indulgente. La mancanza di regole certe aumenta l’ansia.
·         Poche regole chiare di cui si dà per certo il rispetto (non entrare in discussione! Quando si stabilisce un accordo non si può rinegoziare).
·         Non gettare la spugna: mai dire “fa come ti pare”.
·         Non fare mai domande dirette se sai che tuo figlio dice spesso bugie. Formula delle ipotesi (“Mi sembra che oggi tu…”) e aspetta le sue reazioni.
·         Non avere paura di parlare degli eventi traumatici del suo passato. Parlare lo aiuta a capire il presente.
·         Quando chiedi a tuo figlio di impegnarsi a fare qualcosa che lui non vorrebbe fare, dai un rinforzo positivo per evitare la rabbia e il sabotaggio.
·         Dire “grazie” è per lui molto difficile, è ammettere la propria dipendenza.
·         Quando noi lo ringraziamo dobbiamo sempre spiegare il perché.
·         Può non capire la gentilezza e pensare di essere manipolato.
·         Cerca gratificazioni immediate (la promozione a scuola è una meta  troppo lontana!).
·         Basta un rimprovero per interrompere il rapporto di “fiducia vigile”. In tal caso il genitore diventa il suo “persecutore”.
·         Usa i comportamenti come delle “sonde”: provocatori o concilianti per controllare le nostre reazioni. Se ci mostriamo deboli o incerti è finita.
·         Amorevoli, empatici ma vigili e solidi come una roccia.
·         Basta 1 minuto per trasformare l’ansia in crisi di panico: intervieni prontamente, non lasciare che la situazione degeneri.
·         Non comportarti mai in modo prevedibile. Spiazzarlo, ti mette in una situazione di forza.
·         Osserva il comportamento non verbale (leggi lo sguardo)! Il contatto oculare va bene, ma non forzarlo in caso di conflitto!
·         Non usare con lui la parola “manipolare”, preferisci “trucco”.
·         Noi genitori vorremmo essere ricambiati nell’ amore… ma è meglio dire “Noi ti diamo amore; sta a te decidere se accoglierlo a meno”. Il fatto che non ci ricambi, non è un nostro problema!
·         Non catturare su di te la sua ansia: non puoi sostituirti a lui nella soluzione dei problemi.
·         Riconoscere che il proprio figlio potrà fare qualche pasticcio nella sua vita, aumenta le probabilità che NON lo farà!
·         La parola “scelta” va spiegata con tanti esempi. Insistere sui motivi.
·         Più proponi soluzioni, più lui si sente minacciato (=perdita del controllo sulla propria vita).
·         Non offrire aiuti o consigli se non richiesti.

mercoledì 18 aprile 2012

Johanne Lemieux, “10 trucs pour une scolarité réussie”

Siamo debitori al Blog des adoptants (Belgique) http://leblogdesadoptants.over-blog.com/10-index.html della sintesi della relazione di Johanne Lemieux, “10 trucs pour une scolarité réussie” (Louvain-la-Neuve, 30 marzo 2007).
Anche noi siamo convinti che “ces conseils sont fort utiles au moment de l’entrée à l’école de l’enfant adopté” e non esitiamo “à (nous) en servir pour sensibiliser le monde scolaire”.
Proponiamo il testo nella nostra versione in italiano; l’originale è disponibile, su richiesta, in formato PdF.
Domani Johanne Lemieux sarà a Losanna, Auditoire César-Roux CHUV,r.Bugnon 21, 19h30-22h30, per una conferenza dal titolo "12 clés pour accompagner nos ados adoptés" (http://www.adopte.ch/francais/divers...imprime_v6.pdf http://www.adopte.ch/form/formInscription.php)

10 trucchi per un successo scolastico
L’ingresso a scuola sarà il vero test per il bambino adottato. Se fino a quel momento gli abbiamo chiesto di essere felice, ora gli chiederemo di fare, di produrre.
La prima responsabilità dei genitori adottivi è di adottare sulla base di conoscenze più che sulla base di credenze.
E’ per questo che noi siamo qui questa sera.
Come tutti i genitori, anche i genitori adottivi desiderano, all’ inizio del percorso adottivo, avere un bambino “normale”: il modello base (2 mani, 2 gambe, 2 occhi, 1 bocca…) con il minor numero di possibili opzioni supplementari.
Ma il bambino adottato ha già in partenza un’ opzione in più rispetto al modello base: è stato separato dalla sua prima mamma. La maggior parte degli adottati effettua un buon processo di resilienza, ma restano delle cicatrici. In particolare l’ idea di aver fatto qualcosa per cui la madre l’ ha abbandonato (badbabysyndron).
Il primo gesto di un neonato è di rapire (“kidnapper”) la sua mamma affettivamente, affinché ella gli assicuri la sua sopravvivenza.
Il bambino adottato ha fallito in questo suo primo obiettivo; svilupperà allora un’ energia immensa per non fallire nei successivi obiettivi. Lo accompagnerà la paura dell’insuccesso, il timore di non essere all’altezza della situazione.
Non è mai colpa sua, ma lui è convinto dell’esatto contrario. Occorrerà ricordargli spesso che questo abbandono non è stato causato da un suo sbaglio.
Seconda considerazione sul bambino adottato: il bambino adottato presenta 4 volte più problemi nell’ apprendimento, rispetto agli altri bambini.
I disturbi dell’apprendimento, presenti negli altri bambini in una percentuale che varia tra il 4 e il 7%, salgono fino al 20 - 30% nei bambini adottati (questo però ci dice anche che il 70 – 80% non ha problemi!!!).
Questo non significa entrare subito in ansia. Di quanto ho riferito occorre afferrare lo spirito, per trovare la reale vera natura del problema.
Esempio: il bambino sembra prendersi completamente gioco della scuola, del suo lavoro…ma in realtà egli non capisce e lo nasconde con un comportamento disinvolto. Prima di appiccicargli l’ etichetta di “fannullone”, occorre cercare la vera causa…
Terza considerazione sul bambino adottato: spesso è di etnia diversa: o vuole integrarsi nel gruppo, oppure i suoi tratti distintivi ne fanno la mascotte (cfr. punto7)
La quarta considerazione sul bambino adottato: l’ età del suo sviluppo mentale non coincide con l’ età anagrafica.
Il bambino adottato recupererà ad una velocità incredibile tutto il suo svantaggio (corporatura, peso, linguaggio,…) TRANNE la maturità affettiva. Ciò che è ben diverso dalle capacità intellettuali. Confondendo le due cose, il bambino si vede attribuiti dei disturbi dell’attenzione mentre ha solo un ritardo nella maturità affettiva. Nonostante i suoi 5 anni, egli ha ancora bisogno di giocare, di muoversi…Da qui l’importanza di fare un’ analisi completa.
Occorre molto tempo per ricuperare questo ritardo. Si può considerare l’ idea di ritardare l’inserimento scolastico (scuola primaria e perfino secondaria) per lasciargli il tempo di recuperare questo ritardo secondo i suoi ritmi.
Non si tratta di una tara, è una realtà che deve essere rispettata! Questo lascia più tempo al bambino per poter esprimere, più tardi, tutte le sue potenzialità.
1. Fare un corso di base sull’adozione all’insegnante del proprio figlio
L’insegnante naturalmente non sa cos’è un bambino adottato con i suoi progressi, le sue sofferenze…
E’ inutile lasciarlo pascolare solo di fronte alle sue difficoltà, quando si possiede la chiave per aiutarlo ad aiutare nostro figlio.
Questo non significa neppure voler appiccicare all’allievo un’etichetta: “bambino con problemi”. Si tratta piuttosto di fare la lista delle soluzioni che funzionano piuttosto che dei problemi. Il bambino verificherà la tempra del nuovo capitano della nave: “posso fidarmi di questo professore?”. Il professore dovrà mostrarsi solido (come i genitori), degno di fiducia. Deve essere il vero capitano; in caso contrario il bambino prenderà il comando del battello…
2. Fare ordine nelle proprie storie scolastiche
Non devo proiettare su mio figlio le mie paure, le mie speranze, i miei successi scolastici. Quando nasce un bambino, egli mette in campo, all’interno della relazione, i suoi bisogni e le sue risorse. La stessa cosa fanno i genitori, ma questi ci infilano, in più, tutte le loro “mine” personali (ferite, fragilità…). Diventando grandi, i bambini “cammineranno” su queste mine e le faranno esplodere.
“I bambini esistono per permettere ai genitori di finire di crescere”.
Durante il periodo dell’abbinamento si cercano dei genitori che abbiano più risorse che mine (ma un campo senza mine non esiste).
Nel caso dell’adozione, anche i bambini arrivano con le loro mine.
E’ per questo che noi dobbiamo individuare le nostre mine scolastiche perché i nostri figli le faranno esplodere al loro ingresso a scuola.
I genitori vogliono di solito il più e il meglio per i loro figli. Le aspettative del genitore influenzano direttamente il grado di soddisfazione del bambino. Questo può creare in lui un benessere o una sofferenza. Occorre prendere il bambino per quello che è non per quello che noi vorremmo che sia.
3. Conoscere il contenuto del cervello
Solamente il 20% delle connessioni (reti neuronali) del cervello del neonato sono stabilite alla nascita: le restanti si completano successivamente. Questo dipenderà da 4 fattori:
1) la quantità e la qualità della materia neurologica. Questa dipende da tre cose:
· l’alimentazione della madre durante la gravidanza
· l’intossicazione dovuta ad alcool, fumo,…ma anche l’inalazione di sostanze tossiche (plastica)
· lo stress della madre: la secrezione del cortisone diminuisce il peso del bambino alla nascita
2) la quantità e la qualità degli stimoli sensoriali (soprattutto tra 0 e 3 anni). Senza stimolazione esterna, senza attivazione, i neuroni non si connettono. E’ la quantità delle connessioni che fa sviluppare il cervello. Più connessioni ci sono, più l’ informazione circola veloce, più il cervello si struttura.
3) la quantità d’ incoraggiamento ricevuto. Il bambino non impara se l’adulto non l’ incoraggia, ne sottolinea i progressi e lo gratifica…
4) il bambino è stato testimone di situazioni di grave stress? Un bambino è più traumatizzato per aver assistito ad un avvenimento traumatizzante che per averlo subito. Lo stress può essere d’ origine interna (restare per lungo tempo sporco, senza essere cambiato, avere fame…) o esterna (ascoltare gli altri bambini che muoiono di freddo, vedere la madre picchiata,…).
Questi bambini sono tutti dei sopravvissuti. Occorre dirglielo perché è molto utile per la loro autostima
4. Consultare un professionista in adozione per stabilire una diagnosi differenziale
Non bisogna confondere i problemi sintomatici con il problema principale. In considerazione del vissuto particolare del bambino adottato; occorre prima verificare:
a) a che punto è il bambino nel suo processo di attaccamento? L’80% dei disturbi dell’attaccamento hanno gli stessi sintomi dei disturbi dell’attenzione.
b) Il bambino soffre di sintomi post-traumatici? Questo provoca nel bambino delle strategie per evitare i pensieri intrusivi. Esempio: tics, angosce,…
c) è presente problema neurologico?
(cfr. punto 3). Il cervello è ben ”resettato”?
5. Sindrome del 747
Noi abbiamo sotto gli occhi una magnifica carlinga del 747. Volo perfetto. Improvvisamente avviene lo schianto. L’aereo aveva all’interno un piccolo motore cessna (ritardo cognitivo o emotivo)… .
Per paura di un rifiuto, di un nuovo abbandono, il bambino si mostra perfetto: fa tutto quello che gli si chiede, è sempre d’accordo, non protesta. E dopo arriva il fallimento scolastico, nel bel mezzo del percorso…
La pressione che subisce (genitori) a volte è certamente estrema, ma talvolta è il bambino stesso che se la impone.
Il bambino non riesce a distinguere ciò che è da ciò che fa. I genitori devono fare attenzione anche alle parole che usano: io ti amo, qualunque cosa accada, per quello che tu SEI. Io sono delusa, arrabbiata con te perché tu hai fatto questo o quello.
Ora però, a scuola sono i risultati che si valutano…I bambini hanno spesso vergogna di loro stessi: io sono meno buono, io sono meno bravo degli altri. Un genitore “buono” gli dirà: “Non sei tu che sei cattivo, ma quello che hai fatto”.
La vergogna è diversa dalla colpa. La colpa è sana: ci permette di vedere ciò che abbiamo fatto e ci permette di correggerci, migliorarci…
Vergogna=essere / colpa=fare
6. Bassa autostima
La paura di essere di nuovo abbandonato è sempre presente in ogni azione…Anche in questo caso i genitori devono essere attenti alle parole che usano. Occorre ripetere che non è mai colpa del bambino se è stato abbandonato (vedi sopra).
Fare attenzione e non riattivare questa paura legata al primo fallimento.
7. Sindrome della mascotte
Il bambino adottato è “grazioso”, attira lo sguardo, la curiosità, la simpatia…Diventa la mascotte del gruppo o un oggetto affascinante.
Gli adulti devono stare in guardia ed evitare di incoraggiare questi atteggiamenti (come quello dell’insegnante che “vuole avere il piccolo cinese nella sua classe”).
Diventando grande, questo atteggiamento esaspera il bambino che vuole integrarsi nel gruppo.
8. Domande idiote o razziste
“Quanto sei costato?”
“Dov’è la tua vera mamma? Perché ti ha abbandonato?”
Queste domande riflettono una paura, una preoccupazione dei bambini stessi che le pongono. Essi realizzano che certi genitori abbandonano i loro figli. Questo potrebbe anche capitare a loro?
Occorre spiegare questo ai bambini adottati. Occorre prepararli a queste domande e ad allenarli a rispondere.
E’ il momento di ricordare loro che i superstiti sono loro (non gli altri). I genitori non si devono lasciare intimorire; devono restare solidi, protettivi. Non bisogna scambiarsi i ruoli, arrivando al punto che il bambino non dica più nulla per “proteggere” i suoi genitori.
9. Obbligo di diligenza, NON di risultato
Si ha l’obbligo di assicurare le corrette condizioni per apprendimento, non quello di ottenere dei buoni risultati. Attenzione: la valutazione dei risultati ottenuti dal bambino non deve in alcun modo diventare la chiave di lettura della capacità dei genitori di svolgere il loro compito. Capire questo permette di esercitare meno pressione sui bambini e di prendere la necessaria distanza per meglio vedere il bambino.
10- Pagella
Tenere sempre distinti l’Essere dal Fare.
Attenzione al linguaggio non verbale quando leggete la pagella. Non fate del risultato scolastico un’ossessione. Il legame di attaccamento è un cavo invisibile che collega il cervello destro dei genitori al cervello destro del bambino. Questo legame sostituisce il cordone ombelicale. Non bisogna sciogliere questo legame nel momento dell’ingresso a scuola.
Bisogna conservare questo legame di attaccamento indispensabile al senso di sicurezza e potenziare l’autostima del bambino, indispensabile al suo sentimento di benessere.
Non fare del successo scolastico un’ossessione.
DOMANDE/RISPOSTE
Che ne è della ripetizione dell’anno?
Non si tratta di ripetere. Non si ricomincia un anno, lo si “continua”!
Utile in caso d’ immaturità affettiva e ritardo cognitivo.
Non si può pretendere che un bambino, durante una corsa, arrivi al traguardo con tutti gli altri se è partito con X metri di ritardo! Non è giusto. Occorre dargli più tempo…
Adozione e abbandono scolastico
L’85% degli adottati sono dei giovani un po’ strani, ma che se la cavano!
Verificare con un check up pluridisciplinare (vedi punto 4) la vera natura del problema.
Discutere: ammettere i propri errori (“io non sono un genitore perfetto”) e considerare insieme ciò che si può fare.
Ruolo dell’insegnante
Avere un approccio sistemico da parte di tutti i protagonisti: usare lo stesso comportamento con il bambino. Avere delle risorse da proporre ai genitori su cui possano riflettere.

martedì 3 aprile 2012

Tante cose interessanti da leggere!!!

Marie-Josée Lambert in appendice al testo "L'enfant adopté en difficulté d'apprentissage" segnala alcuni siti interessanti, divisi per argomenti: Adozione, Attaccamento, Apprendimento, Sviluppo psicosociale.

Per quanto riguarda la voce Apprendimento questo è l'elenco proposto:

www.adomisco.com (sito ufficiale dell'autrice)
www.aqeta.qc.ca/fr (associazione del Québec che si occupa dei disturbi d' apprendimento)
www.ldac-taac.ca/index-f.asp (associazione canadese)
www.tdah-france.fr e www.comportement.net/tdah(siti che si occupano dei disturbi di attenzione con o senza iperattività)

Alla voce Adozione...ancora altri suggerimenti


Buona lettura!